Il paradigma della maternità può rivoluzionare il pensiero politico | Giuliana Mieli

Il paradigma della maternità può rivoluzionare il pensiero politico

Postfazione al libro di Antonio Minaldi: "Del femminile e delle rivoluzioni – Per un costituzionalismo etico e rivoluzionario"

Antonio Minaldi definisce il suo libro una riflessione ad ampio raggio per poter sondare la possibilità della creazione di una società basata su libertà e uguaglianza dopo che questo ideale, che ha permeato i moti rivoluzionari dei secoli precedenti, ha tragicamente fallito. E spera che i nuovi motivi di crisi - che si aggiungono ahimè a quelli vecchi non superati, e cioè crisi ambientale, guerre, diritti - possano diventare stimoli per suggerire una soluzione più adeguata. Egli recupera l'attualità del comunismo, se pur distinto dal socialismo reale, frutto della sclerotizzazione degli insegnamenti di Marx in un autosufficiente meccanicismo materialistico, a favore di un'utopia basata sulla centralità dell'etica come elemento portante per qualsiasi cambiamento. Mi piace molto questa "utopia etica" perché la credo totalmente connaturata con l'essere umano e quindi eternamente presente nella storia dell'uomo e tendente, fra alti e bassi, esplorazioni e ritorno al noto, alla sua piena completa realizzazione; e mi sembra utile anche oggi per accompagnare il profondo senso di disagio che avvertono tutti quelli che non riconoscono la propria umanità in un mondo competitivo, egoista, violento, dove prosperano guerre che per definizione contraddicono l'esigenza profondamente umana di accoglienza e fiducia reciproca e dove il rispetto per l'ambiente che ci circonda e che ci permette di vivere è massacrato da un'ingordigia talmente cieca da non rendersi conto di corrodere lentamente la splendida zattera su cui navighiamo.
É da qui che parte il testo nella sua richiesta di un "cambiamento inderogabile contro l'insopportabile presente" e la necessità del recupero di un'etica associata al "femminile" - alla sua Weltanschauung - maggiormente capace di declinare complessità e ordine, pluralità e rispetto, individualità e comunità. L’autore parla di un nuovo modello antropologico che si fondi sulla propensione alla generosità, solidarietà, uguaglianza, qualità dell'affettività umana meglio rappresentate dalla sensibilità femminile, soffocate dal dominio patriarcale che ha posto l'egoismo competitivo come motore del progresso. La via di uscita suggerita è dunque l'istaurarsi di una nuova sintesi fra la sensibilità etica e il razionalismo di un maschile finalmente spurgato dalla sua deriva maschilista e patriarcale, capace quindi, nelle mie parole, di ricostituire la complessità negata.
É la prima volta che mi capita di incontrare uno studioso della filosofia e del diritto occidentali, attento alle vicende rivoluzionarie che hanno attraversato la nostra storia, capace di cogliere come causa della crisi della civiltà che stiamo vivendo l'assenza di una componente fondamentale della potenzialità umana di esperire il mondo, trascurata come priva di valore e non compresa come fattore fondamentale per la sopravvivenza, se per la sopravvivenza si intende non la mera possibilità fisica di stare al mondo ma una qualità delle relazioni imprescindibile per il benessere umano e il raggiungimento della felicità. Perché, come dice Minaldi, siamo animali politici e solo nella relazione con gli altri si esplicita il bene comune. Infatti, il testo si estende a un'analisi accurata del pensiero politico e filosofico occidentale e ne coglie lo sviluppo e le aporie, là dove non è riuscito a proteggere e difendere norme orientate al rispetto reciproco e alla capacità di empatia e collaborazione fino all'attuale sfacelo di egoismo e competizione che fanno da base al trionfo del neoliberismo con cui flirtano tutte le cosiddette democrazie del mondo. Ma la società capitalista, dice lo scrittore, appare come il punto di arrivo della storia dell'umanità, non definitivo, contrariamente alle convinzioni di Margareth Thatcher; come conciliare allora questa deriva se siamo animali politici, esseri relazionali la cui sopravvivenza e il cui benessere dipendono dall'insieme complesso delle relazioni sociali, e se, come ben sviluppato nel seguito dell' argomentazione, le relazioni di cura sono l'elemento essenziale e costitutivo che dà senso e valore all'insieme delle relazioni umane e al vivere comune? Che ne è stato di questo afflato emotivo che continua a resistere e che risorge violentemente in questo momento storico dove sempre più si manifesta un dissenso profondo che separa la gente comune da chi li governa o li rappresenta? Da dove nasce lo sdoganamento della naturalità dell'homo oeconomicus che ci perseguita e tanto ci umilia? Minaldi ben ricorda la teorizzazione hobbesiana dell’origine naturale della lotta di tutti contro tutti, che giustifica lo Stato come argine agli impulsi egoistici, lotta rimasta viva nella nostra cultura fino a conquistare inopinatamente l'incoronazione freudiana.
Elenca le qualità del femminile, le sue caratteristiche, le sue diversità nel conoscere e nel sentire: la sua capacità di porre il concreto a fondamento dell'astratto, il suo privilegiare l'immediatezza dell'affettività corporea, il rapporto personale di tipo affettivo, la tendenza alla reciproca fiducia, la sua propensione all'ascolto e alla presa in carico della fragilità umana. Si appella a una differenza etica e antropologica tra femminile e maschile che comporta differenze nei canoni interpretativi e nelle scale valoriali e applica questo suo concetto in primis al tema della giustizia e della sua amministrazione, all'analisi degli scambi commerciali che sfuggono a un criterio di equità o equivalenza, al tema del diritto perché possa diventare veramente diritto comune, ordine razionale, rispetto del bisogno. Concordo con Minaldi quando afferma che il dominio sulla donna ha coinciso con la cancellazione del femminile dal palcoscenico della storia e che l'etica della cura non può che essere una rivoluzione culturale prima che politica. Il passaggio, egli dice, è dalla guerra all'amore e "dall'amore per l'altro all'amore per noi che si traduce nella consapevolezza intragenerazionale e intergenerazionale che sta alla base del riprodursi dell'organismo sociale e dello stesso permanere in vita di tutti noi". La risposta dell’autore è la costituzione di una società della cura che informi di sé e dia senso all'insieme delle relazioni di comunità e all'intero impianto istituzionale in cui la preoccupazione per i propri bisogni e diritti si fondi con quella per l'altro e per i beni comuni ed estenda la responsabilità umana al rispetto di animali ed ecosistema: una, dice, "familiarizzazione" della società in cui la rivoluzione al femminile continui il suo cammino verso la definitiva affermazione.
Non seguirò Minaldi nella sua precisa e approfondita analisi e mi soffermerò sui temi che ho finora evidenziato che sono quelli per me più famigliari e che considero aspetti determinanti, spesso ignoti o ignorati, di quella rivoluzione al femminile, di quella "femminilizzazione", cui si appella Antonio, del sentire e della cultura necessaria per il lento viraggio verso un mondo più giusto, più sano e più felice, alludendo a quel costituzionalismo etico e rivoluzionario che si muova a protezione dei più deboli, tirando fuori "quella affettività relazionale cancellata dalla società patriarcale" e "la realizzazione di un umano meticcio, sintesi fra un femminile liberato e un maschile depurato dalle scorie del maschilismo patriarcale".
Questo linguaggio suona come musica al mio orecchio ma dubito che venga capito nella sua vera profondità. Eppure, senza comprendere la base biologica dell'affettività relazionale, l’opposizione al neoliberismo e alla filosofia che lo sostiene resta debole, si limita al dissenso e non riesce a quagliare in una proposta alternativa: il capitalismo finirà per mostrare i suoi limiti teorici distruggendosi da sé, violentando il pianeta e le sue regole e la persona umana nella sua profonda e poetica complessità. Opportunamente lo scrittore ricorda che l'attualità in cui viviamo non è che il frutto di tutto ciò che ci ha preceduto: i fondamenti dell'etica, della politica, del modo in cui ci poniamo verso la vita sono radicati nel pensiero precedente. Se si allude al femminile, bisogna fare attenzione a non argomentare con le categorie logiche cui siamo abituati, estrapolate da una storia del pensiero assorbita acriticamente e trasformata in verità, che non entra a esplorare ciò che è proprio di questo femminile inesplorato e che invece ne costituisce l'aspetto più rivoluzionario.
Parità, diritti, sono certo aspetti irrinunciabili di una battaglia civile e politica per il riconoscimento delle donne, ma ancora più importante è denunciare la repressione di una qualità del femminile che è stata sottaciuta nella storia dell'Occidente e del suo pensiero filosofico e politico. Il femminile non può accontentarsi di uniformarsi all'esistente in maniera acritica per avere conquistato un posto che prima le veniva negato ma deve entrare nella cultura e nella politica per farsi giustizia e liberarsi dalle strettoie di un pensiero dominante - esclusivamente razionale - che non le ha mai riconosciuto un valore.
La storia della filosofia occidentale è una storia guidata, a partire da Aristotele e giù giù attraverso la scolastica e la nascita della scienza, dalla teorizzazione della superiorità dell'uomo sull'animale grazie alla razionalità considerata la somma della virtù e della saggezza: il coronamento di questa impostazione logica sarebbe stata la nascita del pensiero scientifico che ha sdoganato, con i suoi fulgori conoscitivi, il diritto umano non solo di conoscere la natura ma anche di asservirla ai suoi propri interessi e vantaggi. Whitehead ci ricorda che "la scienza ha ereditato l'atteggiamento spirituale da cui è nata... Si tratta dell'impronta lasciata nello spirito europeo da una fede secolare e incontestata" 1 che ereditava dalla razionalità medioevale, espressione della divinità, un'altra razionalità che poneva le sue verità sopra alla fede e determinava quella scissione indebita fra ragione e corporeità emotiva che segna di sé tutto lo sviluppo del pensiero filosofico occidentale. Il materialismo scientifico ha posto l'accento sulle cose lasciando fuori qualsiasi altra considerazione, ha scomposto senza ricomporre l'insieme complesso dell'esistenza. "Questa accentuazione malposta" ha influenzato e condizionato le altre scienze che hanno recepito acriticamente i suoi paradigmi: così "le astrazioni dell'economia politica" e "ogni pensiero che riguardi l'organizzazione sociale si esprime in termini di cose materiali e di capitale". 2 E ancora: "L'uomo moderno accetta di essere determinato dalla 'prosperità' e dal successo delle scienze: accetta e desidera di essere un mero uomo di fatto ma... la vita, la psiche, lo spirito non sono comprensibili come fenomeni fattuali, come fenomeni da cui sono stati banditi gli interrogativi specificamente umani... finora l'umanità ha fatto della filosofia ma è rimasta al di fuoridella filosofia". 3 Come dire che il cogito cartesiano ci è rimasto nella carne e che dobbiamo imparare a sostituirlo con "sento, quindi sono" e questo sentire implica un ascolto di sé che va ampliato alle altre facoltà di cui siamo dotati e che stanno aspettando il loro turno per entrare nella storia del pianeta e della vita e dirigerla altrove.
Lo scotto di queste astrazioni l'ha pagato il femminile con il suo sentire fisico/emotivo che non è stato mai compreso e rispettato nella sua alterità se non in termini di inferiorità. Non c’è evoluzione alcuna nella considerazione della donna nella storia della filosofia e del diritto occidentale da Socrate a Nietzsche e Freud: ella appare un essere irrazionale, debole, dipendente e inaffidabile, giustamente esclusa dalla vita politica, reclusa a una cura considerata degradata nell’ambito famigliare. E la nascita del pensiero psicanalitico non ha rappresentato alcuna eccezione. 4 La verità sociale ha nascosto quella biologica: non è stata compresa la complementarità fra razionalità e appercezione emozionale che in tutti i mammiferi rende completa la percezione e l'esplorazione del mondo nella valutazione della complessità e rende possibile la sopravvivenza.
Ciò richiede in primis un incontro tra filosofia e biologia che comprenda la natura umana in tutta la sua interezza per forgiare un rapporto fra uomo e ambiente capace di garantire una qualità del vivere. Solo oggi, con il progresso delle scienze che studiano l'essere umano nella sua complessità, non più appiattito sul tavolo anatomico e ormai privo di vita, è possibile comprendere come il femminile, con la sua dotazione affettiva e ormonale, sia al centro della conservazione e dell'evoluzione della vita sul pianeta. É già in atto un superamento dell'evoluzionismo neodarwiniano – non a caso trionfante nell'epoca dell'industrializzazione – che pone al centro della sopravvivenza della specie non il maschio iperdotato ma il piccolo meglio curato. Basta leggere l'affascinante Evoluzione al femminile di Bruna Tadolini 5 per comprendere in che direzione si è mossa la natura per conservare in vita l'uovo che emergeva dall'acqua facendo del corpo della donna il nutrimento e la protezione del nuovo nato: ciò ha implicato una complessa trasformazione corporea ed emotiva che è culminata nella conquista della posizione eretta, nella gravidanza in utero, nella restrizione del canale da parto con la nascita immatura del piccolo umano che ha inevitabilmente reso necessario il protrarsi de tempi della cura e l'implicazione e il concorso della figura maschile nell'educazione dei figli. O ancora riflettere sulla divisione naturale del cervello umano in due emisferi, ma che solo nella sua interezza è capace di garantire la conoscenza della realtà e con essa la possibilità della sopravvivenza della specie umana all'interno dell'universo. E se la funzione dell'emisfero sinistro è la parcellizzazione della complessità per isolare il singolo fenomeno e renderlo intelligibile razionalmente e quindi conosciuto, all'emisfero destro, che è più significativo nel femminile, è affidata la funzione di una considerazione propriocettiva, valutativa ed emotiva dell'ambiente circostante che determina il significato e la specificità di quel particolare nella prospettiva globale di ciò che è utile per la conservazione e la qualità della vita. "Se ci limitiamo a un certo tipo di fatti, staccati dal complesso delle circostanze nelle quali si sono generati, il concetto materialistico si adegua perfettamente a questi fatti. Ma... la limitazione stessa dello schema costruito è la vera causa della sua superiorità metodologica… Il pensiero è astratto e l'uso abusivo dell'astrazione è un peccato capitale dell'intelletto". 6 "Considerando il mondo in base alla geometria... egli (Galileo) astrae dai soggetti in quanto persone... da tutto ciò che in un senso qualsiasi è spirituale, da tutte le qualità culturali che le cose hanno assunto nella prassi umana... ciò prepara a quel dualismo che si presenterà ben presto con Cartesio... il mondo si spacca, per così dire, in due mondi: natura e mondo psichico" 7 Husserl infatti chiama Galileo "un genio che insieme copre e occulta". 8 Questo il limite della scienza: non essere ritornata alla complessità e avere mischiato indebitamente la conoscenza con il potere. Fu Bacone a teorizzare il diritto dell'uomo ad appropriarsi del mondo materiale e dominarlo a proprio uso e consumo: con lui la scienza diventa licenza di stupro sulla natura per carpirne i segreti e poterla sfruttare a piacimento. Niente a che fare con l'approccio filosofico precedente che faceva della conoscenza uno strumento per comprendere il mistero della vita. Naturalmente, nulla di femminile in questo approccio, nulla che riporti la parte al tutto, nulla che si ponga una domanda, un perché... Con parole più attuali: "L'esperienza è sempre in atto, ramificata e imprevedibile. Per conoscere qualcosa, bisogna che questo qualcosa abbia delle proprietà durevoli. Se tutto scorre e non ci bagniamo mai nello stesso fiume – la frase di Eraclito, credo, evoca magnificamente la realtà essenziale del mondo dell'emisfero destro - saremo sempre colti alla sprovvista dall'esperienza, perché se niente mai si ripete, niente si può mai conoscere. Dobbiamo trovare il modo di fissarla mentre scivola via, arretrando di fronte all'immediatezza dell'esperienza, per uscire dal flusso. Quindi il cervello deve esercitare sul mondo due modalità di attenzione completamente diverse e così far esistere due mondi diversi. In uno facciamo esperienza – è il mondo vivo, complesso, incarnato degli esseri unici e individuali, sempre immersi in un flusso, una rete di interdipendenze che formano e riformano un tutto, un mondo con cui abbiamo un legame profondo. Nell'altro "facciamo esperienza" della nostra esperienza in un modo particolare: è una versione ripresentata dell'esperienza che ora contiene entità statiche, separabili, limitate, ma essenzialmente frammentarie, raggruppate in classi, su cui poter fare delle previsioni. Questo tipo di attenzione isola, fissa e rende tutto esplicito portandolo sotto i riflettori dell'attenzione. Così rende ogni cosa inerte, meccanica e priva di vita, ma ci consente anche, per la prima volta, di conoscere, e quindi di imparare e fare cose. Ci dà potere." 8 E se la conoscenza razionale è certamente un modo per costruire elementi di sicurezza che combattono la precarietà umana nella sua fragilità, la natura ha aggiunto biologicamente a questa facoltà la predisposizione relazionale a costruire rapporti di complicità e fiducia reciproca per garantire agli esseri umani quella solidarietà che sola permette una strategia collettiva che protegge tutti e agisce in una prospettiva di miglioramento perenne che, come ricorda Paci, agisce lentamente verso la realizzazione della verità. "Perché nell’uomo è latente...un’umanità che ancora non è nata, ma che può nascere se l’uomo la vuole, se l’uomo assume su di sé la responsabilità di diventare ciò che può diventare"… in quanto "il significato di verità cui tende la storia non è mai completamente realizzato ed esige una ricerca, una chiarificazione e una riconsiderazione infinite, che tendono asintoticamente al limite della verità". 9 Il femminile incarna biologicamente la capacità di relazione e per questo ha dominato l'evoluzione della specie. Ma è nata una frattura tra pensiero filosofico e biologia, antropologia, psicologia, le scienze che studiano l'essere umano nella sua imprescindibile complessità: solo recentemente si è aperto un interesse verso la precipuità del femminile, la sua importanza nella trasmissione e nella conservazione della vita, nella sua capacità di cura che si estende al di là della cura dei figli ma che offre con chiarezza, stampato nella fisicità emotiva femminile, il paradigma del "pigliarsi cura di" come atteggiamento mentale da estendere alla comunità umana tutta, all'economia, alla politica e che si richiama, come dice Minaldi, a un concetto di equità, giustizia, pietà, rispetto, scambio nella reciprocità, principi etici dotati di un fondamento naturale in quanto attengono alla sopravvivenza della specie per cui la natura lavora da sempre. Va quindi rigettato, in quanto non scientifico, il comune convincimento che l'essere umano sia costituzionalmente aggressivo e violento, quando invece la violenza ha le sue radici profonde nella mancata accoglienza affettiva a partire dalla più tenera età o come reazione a traumi o soprusi subiti senza alcuna possibilità di difesa. 10 Soltanto la psicologia nata alla fine della seconda guerra mondiale ha compreso pienamente l'importanza della cura materna nel determinare il destino fisico e psichico dell'individuo: lo conferma anche l'odierna epigenetica che insieme alla psiconeuroendocrinologia considera i primi mille giorni di vita come cruciali per il pieno sviluppo psicofisico dell'individuo. Non stupisce perché la disattenzione verso il femminile, la negazione della sua specificità affettivo/cognitiva, ha cancellato dalla storia della filosofia insieme alla donna anche il bambino che senza di lei non esisterebbe: è stato ignorato il fondamento biologico delle cure che garantiscono la sopravvivenza della specie." Il piccolo umano è pre- programmato per svilupparsi in un modo socialmente co-operativo; se lo fa o no dipende in massimo grado da come è stato trattato". 11
In un mondo diviso fra un'immagine razionale e astratta della realtà e un mondo materiale inanimato governato da leggi meccaniche, l'universo delle emozioni e dei sentimenti, che pure fanno parte della corporeità insieme alla percezione sensoriale, è stato considerato come un extra di troppo, relegato nel pensiero religioso perché se ne prendesse carico e non è mai stato studiato, come se fosse irrilevante nel determinare le sorti dell'umanità. C'è voluto Freud – ma siamo alla fine dell’Ottocento – per affermare: "Filosofi e conoscitori d'uomini ci hanno da lungo tempo ammonito che andiamo errati quando consideriamo la nostra intelligenza una forza autonoma, trascurando la sua dipendenza dalla vivacità del sentimento. Il nostro intelletto può lavorare efficacemente solo in quanto venga sottratto all'influenza di intense commozioni; in caso opposto si comporta semplicemente come uno strumento al servizio della volontà e produce quel risultato che essa gli impone. Gli argomenti logici sono privi di efficacia contro gli interessi affettivi...". 12 Solo l'evoluzione attuale di biologia e neuroscienze ha riempito il vuoto cognitivo che ha accompagnato l'incomprensione della crucialità della corrispondenza emozionale fra il mammifero umano e l'ambiente in cui nasce. Purtroppo questa conoscenza è ampiamente ignorata, se non in ambienti ristretti di formazione specifica che non si aprono al sociale e che non sembrano interessati a diffondere un sapere che in realtà dovrebbe essere condizionante nel campo dell'ostetricia, della perinatalità in primis, ma anche in campo educativo con grande riguardo al mondo della scuola, della cura, ma anche nell’ambito dell' economia di cui dovrebbe influenzare le scelte, della politica che dovrebbe illuminare per comprendere quali sono i veri valori fondanti la sopravvivenza e il benessere degli individui e delle nazioni. L'ignoranza di qualsiasi conoscenza affettiva impedisce che nell'educazione e crescita dei piccoli, maschi o femmine che siano, i valori etici innati, relazionali e affettivi, vengano confermati e difesi.
Colpisce e mi fa soffrire dover constatare che anche la rivoluzione femminista, con poche eccezioni, abbia fin dalle sue origini – e lo dico perché io c'ero – guardato alla maternità come a un intoppo nella piena espressione della libertà della donna. Così facendo, ha preso inconsciamente come riferimento la recente realizzazione sociale maschile/neoliberista e ha cercato di modellarla su di sé per essere alla pari. E non parlo solo del successo pratico, fatto di superficialità, potere, sopraffazione imperante nel nostro mondo attuale, ma mi riferisco alla sua base filosofico-scientifica mai messa in discussione: senza rendersi conto che il nostro modo di guardare il mondo è inquinato, condizionato com'è da una scala di valori storicamente determinata che si trasmette automaticamente e acriticamente nella cultura dominante. Il cervello resta imbastito nel già noto e guarda con sospetto ogni utopia che deroghi dalle certezze costruite, grazie a una semplificazione imperdonabile della complessità in cui siamo immersi e che ancora non riconosciamo adeguatamente. Sfugge inevitabilmente la parte più rivoluzionaria del femminile represso e inindagato e che giustamente Minaldi propone come utopia-verità da raggiungere. E questo è proprio il materno inteso come facoltà, biologicamente fondata, di prendersi cura del mondo in modo altro e diverso dallo sfruttamento bieco delle sue ricchezze: il paradigma della cura del bambino, che ha permesso all'umanità la sopravvivenza nell'evoluzione della specie, parla della importanza della relazione affettiva di cura nelle relazioni tutte fra gli uomini. Fondamentale il contributo di Sue Carter, biologa, la più grande esperta di ossitocina, che descrive l'affiancarsi di questo ormone – chiamato l'ormone dell'amore – alla più antica vasopressina, da cui si distingue per una minima modificazione della molecola chimica, che integra alla capacità naturale di rispondere al pericolo e alla paura con azioni corporee di allontanamento, attacco e difesa, quella, altrettanto naturale, di creare legami affettivi di fiducia, di aiuto reciproco, di complicità che hanno permesso alla specie umana di sopravvivere e di vivere nella ricerca della qualità affettiva nel corso di milioni di anni. L'ossitocina - "the mother is biologically forced to fall in love with her baby" 13 non garantisce solo la nascita e la lenta separazione del bambino dal corpo della madre per l'acquisizione della sicurezza esplorativa sostenuta dalla figura paterna, ma per infondere il suo messaggio di disponibilità, ascolto, mediazione, pazienza, generosità alimentando quelle buone relazioni umane che improntano di sé la convivenza. Per cui l'entità del femminile, la sua forza caratterizzante, non è la mera materialità che si divide 14 ma l'apporto emozionale complementare al maschile che non è stato adeguatamente compreso e sviluppato e che dovrebbe improntare invece di sé la società per realizzare il cambiamento necessario per non estinguersi.
"... Al contrario del modello maschile che celebra gli eroi guerrieri e si articola in organizzazioni gerarchiche, il modello femminile è invece caratterizzato da istanze egualitarie e non porta tracce di conflitti violenti di entità rilevante" 15 ... Cavarero osserva come prima del dominio della scienza nella filosofia "la necessità della natura, il nodo biologico che stringe tutti i corpi, legando ogni cosa all'altra, animata o inanimata, in un reticolo di incessante rigenerazione, più che come un ostacolo alla libertà umana, in epoca arcaica è ancora percepito come oggetto di stupore e venerazione. Ed è precisamente questa ‘necessità’ che si manifesta come relazione di tutti i viventi in un unico cosmo o, come direbbero gli ambientalisti dei nostri giorni, in un unico pianeta, che il corpo materno esperisce, umanamente, nella sua carne. Come se, proprio a partire dal corpo materno …potessimo affrancare la pluralità dei viventi dalla presa antropocentrica che la stringe nel suo laccio predatorio". 15 Lo stupore e venerazione dei tempi antichi - e basta rifarsi alle rappresentazioni artistiche più arcaiche, di altre culture o alla nostra pittura medioevale e prerinascimentale – può ispirarci nel suo alludere a "possibilità di interpretazioni del nostro far parte del mondo, viventi fra i viventi, sulle quali potremmo riflettere per lasciare spazio a una prospettiva biocentrica che osi spingersi verso un'ecologia radicale". 16 Soprattutto se il femminile non si identifica esclusivamente con la maternità fisica in cui, come giustamente osserva Cavarero, "la tradizione patriarcale ha ingabbiato le donne" inducendoci, nel desiderio di liberarcene, a costruire "una nuova gabbia epistemologica di matrice femminista" 17 che ci impedisce di capire ciò che non si è voluto capire, ma allude invece a una dotazione affettiva specifica, fondamentale per la sopravvivenza della specie, che si esprime biologicamente nel paradigma della cura come elemento equilibrante la curiosità e creatività umana dirigendole verso finalità utili per la sicurezza, l'aiuto reciproco e la conservazione della vita. Approfondire il ruolo dei sentimenti e degli affetti nella crescita dell'individuo e nella costruzione della sua sicurezza obbliga a una nuova antropologia che pone al centro gli affetti come componenti fondamentali del benessere e della felicità umana. Anche Freud aveva intuito: "Mai come quando amiamo prestiamo il fianco alla sofferenza, mai come quando abbiamo perduto l'oggetto amato o il suo amore siamo così disperatamente infelici. Ma con questo non abbiamo spacciato la tecnica di vita basata sul valore dell'amore per la felicità, e a tal riguardo ci resta ancora molto da dire" 18 E infatti oggi antropologia e sociologia vedono nel bambino non un deficiente implume da trattare con sufficienza in attesa che si spicci a crescere per rendersi utile, ma la parte più bella dell'essere umano, quella più preziosa, quella che provenendo da nove mesi di piena saturazione sensoriale nell'accogliente utero materno, si affaccia alla vita con la pretesa di una felicità simile a quella già vissuta, nella fiducia totale di un abbraccio accogliente che lo scorti ad esplorare il mondo e la vita di cui farà parte: non c'è motivo infatti perché questo sogno debba scomparire se appena ci impegnassimo a corrispondere alle richieste di amore, di un amore relazionale su cui si fonda la felicità degli esseri umani. "L'uomo non può tornare fanciullo, ma non deve aspirare, a un più alto livello, a riprodurre la verità del fanciullo?" 19 Infatti, lì c'è la purezza, la semplicità, il bisogno di tenerezza, il senso della giustizia, la curiosità e la creatività libera: e il recettore di tutto ciò è la figura femminile cui la natura affida l'opera iniziata con la gravidanza. La comunicazione fra mamma e bambino è affidata agli scambi fisici ed emotivi ed è proprio questa relazione di cura che garantisce il senso di sicurezza del bambino nel legame con la sua origine e lo sviluppo della sua creatività. Durante la gravidanza le cellule staminali del feto vanno a modificare gli organi vitali della mamma: in particolare il cervello cambia morfologicamente con il precipuo scopo di facilitare una sintonia affettiva fra madre e figlio: ciò si ripete per ogni singolo figlio ed è destinato a durare 27 anni. 20 La razionalità subentra dopo e visione del mondo e scelte restano influenzate dal primo approccio emotivo alla realtà: per questo i primi mille giorni di vita sono ciò che influenza in maniera determinante il destino fisico ed emotivo dell'essere umano. Più che il ceto, la ricchezza, la cultura, la lingua, la razza, è la modalità emotiva con cui il bambino è accolto nel suo passaggio dalla protetta vita uterina al primo sapore della realtà che garantisce il suo senso di sicurezza e il sano sviluppo dei suoi talenti. Senza questa "base sicura" è difficile se non impossibile crescere sani. È necessario un "essere umano che si impegni costantemente a presentare il mondo al bambino in una forma che gli sia comprensibile, e in modo limitato, adatto ai suoi bisogni... É per questa ragione che il bambino piccolo non può esistere da solo, né psicologicamente né fisicamente, e che ha bisogno all'inizio che un'unica persona si occupi di lui". "La salute mentale è... il prodotto delle cure ininterrotte che permettono la continuità dello sviluppo emozionale(...) ...il disordine mentale ha una base psicologica (…) ed è possibile stabilire un legame clinico fra lo sviluppo del bambino piccolo e gli stati psichiatrici, come pure fra le cure prodigate al bambino piccolo e quelle adatte a un malato mentale" 21 . Forse proprio perché, insieme alle donne, abbiamo trascurato l’importanza della cura e degli affetti ci ritroviamo in un mondo così percorso dalla follia.
Sbarazzarsi di nuovo, dunque, della maternità confinandola a una mansione separata e ininfluente dal punto di vista sociale appare un errore filosofico succube della stessa divisione fra razionalità e corporeità che imbratta di sé la nostra cultura. Si tratta invece di dar voce, finalmente, a una predisposizione affettiva innata che ha garantito la sopravvivenza della specie attraverso le sue modalità di cura, preoccupazione, rispetto della fragilità e della debolezza, appagamento nel piacere di provvedere a proteggere e a far crescere che caratterizza le funzioni emotive del cervello destro. E sono proprio queste le funzioni dell'animo umano, del suo sapere e del provvedere che sono state trascurate nell'irresistibile ascesa del dogma del mercato: in questo senso la maternità è l'aspetto più rivoluzionario del pensiero politico oggi perché, intrecciando filosofia, biologia, antropologia, psicologia ci permette di recuperare quel carattere dell'umano che solo, come sostiene Antonio Minaldi, può restituirci ciò che ci è stato scippato da una indebita semplificazione filosofica. Quindi celebriamola la maternità, proteggiamola per i nostri figli e portiamola nel sociale a reclamare di poterlo influenzare con le attitudini che le sono proprie e che parlano di giustizia, di parità, di rispetto: per pretendere che l'organizzazione del lavoro rispetti i tempi biologici della genitorialità, per diffondere la cura della fragilità, l'accoglienza dei più deboli e sfortunati, per proporre l'obiettivo di un benessere condiviso e l'incontro non competitivo di culture e tradizioni diverse che ci ispirino a uscire dal piattume in cui ci stiamo chiudendo, per chiedere all'economia di deporre il concetto di consumo come garante dello sviluppo e sostituirlo con quello della felicità dell'esistere per contribuire, con le capacità di ognuno, al miglioramento della vita di tutti. "...Quando, cinquant’anni fa, Teilhard de Chardin predisse che gli umani un giorno avrebbero imparato ad utilizzare le energie dell’amore e che tale sviluppo sarebbe stato importante nella storia dell’umanità quanto la scoperta del fuoco, la sua visione fu considerata una pura utopia. Non oggi, poiché negli ultimi decenni del ventesimo secolo la natura dell’amore e il modo in cui la capacità di amare si sviluppa è divenuto un oggetto di studio scientifico, le cui implicazioni sono almeno così importanti quanto quelle sulla genetica, l’elettronica e la teoria dei quanti...." 22 Un buon auspicio per le future generazioni.


1) A.N.Whitehead, La scienza e il mondo moderno, Bompiani, Milano 1959
2) A.N.Whitehead, La scienza e il mondo moderno, Bompiani, Milano 1959
3) E.Paci, Funzione delle scienze e significato dell'uomo, Il Saggiatore, Milano 1970
4) P.Ercolani, Contro le donne: storia e critica del più antico pregiudizio, Marsilio, Venezia 2016
5) B. Tadolini, L'evoluzione al femminile, Pendragon , Bologna 2017
6) A.N.Whitehead op.cit.
7) E.Husserl, La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale, Il Saggiatore, Milano 1972
8) Iain McGilchrist, Il padrone e il suo emissario – I due emisferi del cervello e la formazione dell'Occidente, UTET, Milano 2022
9) E.Paci, op.cit.
10) Felicity De Zulueta, Dal dolore alla violenza – Le ragioni traumatiche dell'aggressività, Cortina, Milano 2009
11) J.Bowlby, Una base sicura, Cortina, Milano 1989
12) S. Freud – A. Einstein, Perché la guerra?, Bollati Boringhieri, Torino 2022
13) Sue Carter, Oxytocin and the Neurobiology of Love and Trust, Confer,Londra , 8 giugno 2023.
Sue Carter, The Integrative Neurobiology of Affiliation, The MIT Press, Cambridge, Massachusetts 1997
Sue carter , Attachment and Bonding, The MIT Press, Massachusetts 2005 14) A. Cavarero, Donne che allattano cuccioli di lupo, Castelvecchi, Roma 2023 16
15) A.Cavarero, op.cit.
16) A.Cavarero, op.cit.
17) A.Cavarero, op.cit.
18) S.Freud, Il disagio della civiltà e altri saggi, Bollati Boringhieri, Torino 1971
19) K.Marx in E. Paci, Funzione delle scienze e significato dell'uomo, Il Saggiatore, Milano 1970
20) M.V.Tartagni –A. Graziottin, Cellule d'amore, La Rivista Italiana di Ostetricia e Ginecologia 2021, 4, 7-14
21) D.W.Winnicott, Dalla pediatria alla psicoanalisi, Martinelli, Firenze 1975
22) M. Odent, La scientificazione dell'amore, Enea Edizioni, Milano 2021